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«La scuola è una istituzione che va rispettata non è il luogo per le dispute e le conflittualità politiche». Il ministro dell'istruzione, Maria Stella Gelmini, per il primo giorno di scuola, indossa l'elmetto e va già durissima su quella «minoranza di dirigenti e insegnanti che fanno politica a scuola».

Durante una visita all'istituto penale minorile di Nisida, a Napoli, la ministra se la prende con quei presidi e docenti che, secondo lei, usano le proteste per «fare politica a scuola». E lancia il suo manifesto per l'anno scolastico 2009-10. «Ho una profonda stima per quei docenti che, pur con stipendi bassi, fanno il loro dovere e si comportanto in modo corretto con il paese e con i loro studenti. Con queste persone ci tengo ad aprire un dialogo», assicura la ministra Gelmini. Ma: «No -scandisce- a chi fa politica a scuola, ci sono sempre dei margine per migliorare le riforme sulla base dell'esperienza, ma non facendo politica in classe».

Poi anche sulla carenza di fondi lamentata dalle scuole, il ministro risponde: «è una polemica che non sta in piedi, conosciamo tutti le condizioni restrittive imposte dalla crisi e dal bilancio dello stato. Non si può usare l'assenza di risorse per non applicare le riforme». Poi la minaccia: il ministero sta «costituendo un nucleo di valutazione di attuazione delle riforme», annuncia gelmini, per controllare che siano realmente applicate.

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